C’è uno stato in cui tutto sembra andare bene, ma dentro c’è una profonda tristezza che non si può spiegare a parole.
Non ci sono scandali, non ci sono tradimenti, non ci sono problemi evidenti, ma non c’è la scintilla per la quale una volta ci si voleva svegliare, riferisce il corrispondente di .
In questi momenti spesso ci convinciamo a essere pazienti, dopo tutto si è investito tanto, dopo tutto la gente, dopo tutto si è abituata. E questa è la cosa più pericolosa: confondere l’abitudine con l’amore, e la paura della solitudine con il desiderio di stare con una persona in particolare.
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La prima domanda da porsi è: sto pensando al futuro del mio partner, includendolo automaticamente? Se lui compare nei vostri piani per le vacanze o per la vecchiaia solo grazie a uno sforzo di volontà, è un campanello d’allarme.
La seconda domanda riguarda la gioia: mi sento più leggero e caldo al pensiero di vederci la sera? Se vedere la persona amata è percepito come un obbligo o un lavoro di routine, i sentimenti hanno da tempo lasciato il posto al dovere.
La terza e più importante domanda è: chi sto diventando con questa persona? Se una relazione richiede costantemente di fingere, di ridursi o di dimostrare il proprio valore, non si tratta di amore, ma di sopravvivenza.
Una persona in una relazione sana prospera anche se ha problemi al lavoro o un brufolo sul naso. Con il partner giusto si vuole essere migliori, ma non perché si è costretti, bensì perché la cosa si risolve da sola.
Quando si deve costantemente scegliere tra se stessi e la relazione, la scelta giusta è sempre a favore di se stessi. Perché perdere se stessi in una coppia è il prezzo più caro che si possa pagare per l’illusione dell’intimità.
Ammettere che la storia è finita è doloroso e fa paura, ma vivere in un museo dei propri ricordi fa ancora più paura. In una casa vuota, dove nessuno ha vissuto per molto tempo, si può solo congelare, anche se si accende il forno ogni giorno.
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