Il composto oridonina della pianta tradizionale cinese Dong-Ling Cao (Rabdosia rubescens) ha ridotto l’infiammazione, rallentato la morte neuronale e ridotto l’accumulo di proteine tossiche nel cervello di topi affetti dal morbo di Alzheimer. Queste le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori della Chengdu University of Traditional Medicine. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research (PhyRes).
In esperimenti di laboratorio, gli scienziati hanno studiato gli effetti dell’oridonina sulla microglia – cellule immunitarie del cervello – e sui neuroni. Il composto ha soppresso in modo significativo la produzione di citochine pro-infiammatorie, tra cui l’interleuchina-6 e il fattore di necrosi tumorale alfa. Inoltre, ha parzialmente impedito la necroptosi, una forma di morte cellulare programmata associata alla neurodegenerazione.
Negli studi condotti sui topi, il trattamento con oridonina ha migliorato l’apprendimento spaziale e la memoria.
Allo stesso tempo, i depositi di beta-amiloide – una proteina che forma le caratteristiche placche nel cervello – sono diminuiti negli animali, così come i marcatori dell’infiammazione e della morte cellulare.
Gli autori osservano che ad oggi le opzioni terapeutiche per la malattia di Alzheimer rimangono limitate e la ricerca di nuovi composti attivi continua. I risultati suggeriscono che l’oridonina è in grado di agire contemporaneamente su diversi processi patologici chiave della malattia.
I ricercatori sottolineano che finora si tratta di dati preclinici. Sono necessari ulteriori studi, anche clinici, per confermare l’efficacia e la sicurezza del composto.
